Una piccola biblioteca gratuita all'Adelante di XII Morelli

Grazie alla collaborazione della Biblioteca di Mattia, al circolo Arci Adelante di XII Morelli è stata posizionata una piccola biblioteca gratuita. I soci del circolo potranno prelevare liberamente i volumi; una volta letti potranno decidere di restituirli, trattenerli oppure sostituirli con altri libri, uno scambio insomma.
L'iniziativa è promossa dall'Associazione Mattia e i Suoi Amici.


STRISCIONE "VERITA' PER GIULIO REGENI" RIMOSSO A TRIESTE, AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA: "DECISIONE SBAGLIATA NEL MOMENTO SBAGLIATO"

Quella del governatore della regione Friuli Venezia Giulia di rimuovere in modo permanente lo striscione "Verità per Giulio Regeni" è per Amnesty International Italia "una decisione sbagliata presa nel momento sbagliato".

Proprio mentre alti esponenti egiziani rilanciano la falsa tesi dell'omicidio di criminalità comune che potrebbe riguardare chiunque ovunque nel mondo e dall'interno del paese arrivano preoccupanti notizie sulla repressione in atto ai danni di avvocati e difensori dei diritti umani che collaborano alla ricerca della verità, il governatore Fedriga - ridicolizzando tra l'altro le campagne fatte "con striscioni e braccialetti" - dà una mano a coloro che ritengono che la ricerca della verità sia un fatto temporaneo, legato a contingenze politiche e che dopo un po' vada abbandonata.

Tutto questo a Trieste, uno dei luoghi in cui lo striscione per Giulio Regeni aveva maggiore significato.

Rivolgiamo un appello affinché la regione Friuli Venezia Giulia torni sulla sua decisione e le altre regioni e gli oltre 250 comuni che hanno aderito alla campagna "Verità per Giulio Regeni" continuino a esporre lo striscione.
 

NUOVA NAVE-CARGO IN ARRIVO A GENOVA: GRAVISSIME LE RESPONSABILITA' DEL GOVERNO, RINNOVIAMO IL NOSTRO APPELLO AI PORTUALI


E’ previsto fra due giorni - la mattina di giovedì 20 giugno - l’arrivo nel porto di Genova di un’altra nave-cargo saudita, la Bahri Jazan, con il probabile intento di imbarcare i 4 gruppi elettrogeni della Teknel che, a seguito delle mobilitazioni dei lavoratori portuali, erano stati trasferiti nelle scorse settimane al Centro smistamento merci (Csm) per essere ispezionati. Ancora una volta rinnoviamo il nostro appello al Governo a sospendere immediatamente l’invio di ogni tipo di materiale militare destinato all’Arabia Saudita e contestualmente invitiamo le maestranze del porto di Genova a non prestare il proprio servizio per operazioni di carico di merci e materiali militari o di uso duale destinati ai sauditi.

Come noto, grazie alla mobilitazione dei lavoratori portuali e della società civile, lo scorso 21 maggio la nave cargo saudita Bahri Yanbu è salpata dal porto di Genova senza imbarcare il materiale “dual use”, ma con specifiche anche militari, destinato all’Arabia Saudita. Si tratta di 4 gruppi elettrogeni su rimorchio, dotati di palo telescopico del tipo TK 13046 prodotti dall’azienda Teknel di Roma per alimentare centri di comunicazione, comando e controllo  per operazioni di natura aerea e terrestre. Questi generatori – come documenta la Relazione governativa sulle esportazioni di materiali militari (si veda foto allegata) – fanno parte di un ordinativo di 18 gruppi elettrogeni del valore 7.829.780 di euro la cui esportazione è stata autorizzata alla Teknel da parte del competente organo nazionale, l’Autorità nazionale - UAMA (Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento) che fa capo al Ministero degli Esteri. A seguito di questa autorizzazione tali prodotti sono da ritenersi, a tutti gli effetti, materiali ad uso militare sia per la tipologia di materiale sia per il destinatario e utilizzatore finale: la Guardia Nazionale Saudita, corpo di natura militare, secondo molte fonti dispiegato nel conflitto in Yemen.

Non è compito, quindi, né delle autorità locali (Prefettura, Questura, Autorità Portuale ecc.), né dell’azienda e nemmeno dei lavoratori portuali o dei loro sindacati stabilire se si tratta o meno di materiali militari: ciò è già stato definitivamente stabilito dall’Autorità nazionale UAMA che ne ha autorizzato l’esportazione proprio in tale forma e con le opportune procedure.

Dobbiamo purtroppo prendere atto che da parte del Governo italiano non sono ancora giunte decisioni riguardanti il blocco dell'invio di materiali militari verso i Paesi coinvolti nel conflitto in Yemen, come invece fatto da altri Paesi europei nostri partner. Nessuna decisione formale è stata presa nonostante il Presidente del Consiglio Conte abbia dichiarato lo scorso 28 dicembre 2018 davanti alla stampa nazionale e internazionale che «il governo italiano è contrario alla vendita di armi all’Arabia Saudita per il ruolo che sta svolgendo nella guerra in Yemen. Adesso si tratta solamente di formalizzare questa posizione e di trarne delle conseguenze». Nulla di tutto ciò purtroppo  è ancora avvenuto.

Anche alla luce di questi ulteriori sviluppi le nostre organizzazioni rinnovano l’appello:
- al governo italiano di sospendere l’invio di ogni tipo di materiali d’armamento alla coalizione miliare capeggiata dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti che da più di quattro anni è intervenuta nel conflitto in Yemen utilizzando anche bombe aeree di fabbricazione italiana per effettuare bombardamenti indiscriminati che gli esperti delle Nazioni Unite hanno definito come “crimini di guerra”. Queste esportazioni sono in totale contrasto con la legge 185/1990 e col Trattato internazionale sul commercio delle armi (ATT) ratificato dal nostro Paese.

- al Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e al Ministro degli Affari Esteri, Enzo Moavero Milanesi, di farsi promotori, presso i paesi dell’Unione europea, di un’istanza di embargo o almeno di sospensione di forniture di armamenti e sistemi militari nei confronti dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti così come richiesto da numerose risoluzioni votate ad ampia maggioranza dal Parlamento europeo.

- al Parlamento italiano chiediamo di esaminare con attenzione le autorizzazione rilasciate dal governo per forniture di armi italiane nelle zone di conflitto, in particolare per quanto riguarda la guerra in corso in Yemen. In questo senso chiediamo che sia finalmente calendarizzato e affrontato il dibattito in Commissione Esteri alla Camera fermo ormai da troppi mesi pur in presenza di alcuni testi di Risoluzione già formalmente presentati.

- ai sindacati ed ai lavoratori portuali e aeroportuali chiediamo di mantenere alta l’attenzione su tutti i materiali di tipo militare destinati a Paesi esteri che possono essere utilizzati per commettere gravi violazioni del diritto umanitario e delle convenzioni internazionali sancite dall’Italia. Di rifiutarsi di offrire il proprio lavoro per effettuare trasbordi di questi materiali militari, in particolare di quelli destinati alle forze armate dei Paesi impegnati nel conflitto in Yemen. Chiediamo ai sindacati di predisporre le misure necessarie affinché i lavoratori che non intendono offrire il loro lavoro, siano pienamente tutelati.

- a tutte le associazioni della società civile ed ai sindacati chiediamo di manifestare la propria adesione a queste richieste e di coordinarsi con le nostre associazioni che hanno ripetutamente chiesto ai precedenti Governi e all’attuale Governo Conte di sospendere l’invio di sistemi militari all’Arabia Saudita.

IL FENOMENO TRANSGENDER HA UNA DIMENSIONE SOMMERSA INDEFINITA: DAI RISULTATI DELLA FONDAZIONE FORESTA 1 GIOVANE SU 40 SI DEFINISCE TRANSGENDER

“Su oltre cinquemila giovani partecipanti, più di cento si definisce transgender”. L’indagine su giovani veneti, pugliesi e campani sarà presentata a Padova al Teatro Ruzante giovedì. Il professor Carlo Foresta: “Dati raccolti in modo anonimo, il coming out è difficile: si stimavano percentuali inferiori”

 

Da un lato i dati ufficiali, quelli che emergono dalle associazioni alle quali le persone transgender si rivolgono per un supporto. Dall’altro, una realtà sommersa, molto più vasta, che fatica a venire alla luce: il coming out è ancora oggi un percorso doloroso e complesso.
È questa in sintesi la fotografia scattata sull’universo transgender dalla Fondazione Foresta, ente che tra il 2018 e il 2019 ha somministrato questionari anonimi a 5.300 giovani delle scuole superiori, tutti dell’età compresa tra i 18 e i 21 anni e residenti tra Veneto, Puglia e Campania, chiedendo loro “come definiresti la tua identità di genere”.
Ebbene, il 2,3% si è definito “trans o gender-fluid”. Un dato che ha sorpreso, considerato che le medie internazionali e nazionali, fornite da chi si occupa del fenomeno, indicano oscillazioni tra lo 0,4 e l’1,3%. Le differenze potrebbero però essere legate alla specifica fascia di età presa in considerazione. Va precisato che lo studio non ha trovato differenze sostanziali su scala regionale in una nazione, l’Italia, dove, secondo recenti dati del Centro di Medicina di Genere dell’Istituto Superiore di Sanità, ad oggi le persone transgender sono stimate essere circa 400.000.
Di questi temi si parlerà a Padova giovedì 20 giugno presso il Teatro Ruzante nel Convegno “Caleidoscopio transgender – Dal significato alla comprensione del fenomeno”, organizzato dalla Fondazione Foresta Onlus, in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova, l’Ordine degli Psicologi del Veneto, la Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità e il Servizio Accoglienza Trans (SAT-Pink Verona-Padova).
“La salute delle persone transgender è un tema sempre più attuale all’interno della programmazione sanitaria”, dichiara il professor Carlo Foresta, presidente del convegno. “I numeri fino ad oggi noti, tuttavia, rappresentano probabilmente un dato ampiamente sottostimato, a causa della mancanza, anche in ambito sanitario, di attività condivise volte a garantire il mantenimento della salute e l’equità dell’accesso alle cure e a causa della paura delle persone transgender di manifestare la loro condizione. Secondo un recente studio europeo (Transgender EuroStudy 2008) molte persone transgender non trovano una risposta adeguata da parte di medici e psichiatri riguardo la loro transizione di genere e trovano invece situazioni negative di pregiudizio nell’accesso alle cure sanitarie dovuto alla loro identità trans. Un altro studio statunitense riporta che più del 50% deve insegnare al proprio curante qualche aspetto dei propri bisogni”.
A livello istituzionale l’U.O.C. di Andrologia e Medicina della Riproduzione dell’Azienda Ospedale-Università di Padova, diretta da Foresta, ha attualmente in carico oltre 30 pazienti transgender, che segue dal punto di vista della diagnosi psicologica, della valutazione endocrinologica, della terapia medica e del suo follow-up. Inoltre, per rispondere ai bisogni emergenti dal territorio, la Fondazione Foresta Onlus ha attivato uno sportello di ascolto per la presa in carico psicologica delle persone transgender e dei loro familiari.

Ufficio stampa Velvet Media / press@velvetmedia.it

LE SCHEDE

TRANSGENDER L’aggettivo “transgender” si riferisce alla condizione in cui una persona non si riconosce nel proprio sesso fenotipico: è il caso per esempio di un individuo con caratteristiche fisiche maschili (barba, baffi, pene), che sente di appartenere al genere femminile, e viceversa. Questa condizione è indipendente dal fatto che la persona possa essere attratta da persone dello stesso sesso o del sesso opposto. Nella maggior parte dei casi, tale condizione si associa a malessere soggettivo e pertanto questa condizione è definita come “disforia di genere”, per sottolineare il disagio psicologico connesso. A lungo annoverata dall’Organizzazione Mondiale di Sanità nell’elenco delle “malattie mentali”, la “disforia di genere” è stata recentemente derubricata da tale categoria e assegnata ai “disturbi della salute sessuale”, per la consapevolezza delle importanti implicazioni negative che la vecchia classificazione poteva causare. Le origini di tale condizione non sono ancora ben definite: in ambito medico-scientifico sono ancora molte le ipotesi, ma ad oggi nessuna ha ancora trovato conferme definitive. Per questo motivo, troppo spesso si parla di transgender partendo da posizioni ideologiche, politiche o basate su visioni stereotipate, piuttosto che utilizzando effettivi dati e riscontri clinico-scientifici. 
IL CONVEGNO Il convegno “Caleidoscopio transgender”, a cui prenderanno parte esperti nazionali del settore, si pone l’obiettivo di approfondire dal punto di vista genetico, endocrinologico, chirurgico, psicologico, sociale, sessuale e giuridico tali tematiche al fine di avviare una condivisione tra i professionisti attivi sul territorio. La salute delle persone transgender, infatti, passa attraverso un percorso multidisciplinare e non può prescindere dal un lavoro di informazione a livello sociale e di collaborazione con le associazioni territoriali al fine di creare una rete di servizi e percorsi di assistenza dedicati. Il Convegno sarà presieduto dal professor Carlo Foresta, endocrinologo e membro del Consiglio Superiore di Sanità, con la segreteria scientifica del professor Andrea Garolla, endocrinologo-andrologo, e del dottor Luca Flesia, psicoterapeuta.

Un piccolo passo verso i nostri lettori… un grande balzo per la nostra Casa Editrice

“Un piccolo passo verso i nostri lettori… un grande balzo per la nostra Casa Editrice” … parafrasando una famosa frase, siamo nel 50°anniversario dell’allunaggio, adattandola alla nostra realtà siamo lieti di comunicare a tutti i nostri lettori e quelli futuri che la C.E. Freccia D’Oro è sbarcata a Torino. Siamo già distribuiti su tutto il territorio nazionale ma mercoledì 5 giugno due incontri hanno permesso di gettare la prima pietra sul territorio torinese. Presso gli studi televisivi di Torinoweb si è svolta la prima intervista nella nota trasmissione “Scemo chi legge” condotta da Roberto Briatta con la regia di Sergio Sapino e l’assistente di studio Barnye Sap. Con il debutto del nostro autore piemontese Contemax, al secolo Massimo Perucca, del suo primo romanzo giallo dal titolo “Scemo chi legge” … miglior debutto non poteva essere. Nel pomeriggio presso la Libreria BELGRAVIA di Via Vicoforte 14/d , assieme al titolare Luca Nicoletti abbiamo dato inizio ad un sodalizio “culturale” che ci vedrà presenti con il nostro catalogo. Programmeremo quindi un calendario di presentazioni di nostri autori per portare alla conoscenza del pubblico torinese le loro opere. Tutto questo si è potuto concretizzare grazie a Erica Comoglio già volontaria per il Circolo dei lettori di Torino, lettrice presso il COES all’Ospedale Molinette e Gradenigo, e conosciutissima presentatrice di eventi letterari presso le librerie. Erica sarà inoltre nostra persona di riferimento per la città metropolitana di Torino e prima provincia.

TERRE DELLE NEBBIE EDIZIONE 2019 19 LUGLIO - 8 AGOSTO

Terre delle nebbie è un festival itinerante dedicato alla piccola editoria organizzato dalla Casa Editrice La Freccia D'oro.

Nata essenzialmente come rassegna che proponeva gialli e racconti noir, quest'anno si esprimerà su diverse linee autorali, trame e suggestioni, e si ambieterà all'interno di alcuni suggestivi e particolari luoghi del centro di Ferrara.

Gli ideatori, Marco Cevolani e Roberto Tira, con la collaborazione di Cristiano Mazzoni come direttore artistico presenteranno alcuni dei loro scrittori tra cui Saverio Gamberini (Polvere di ortica) e Sara Borsarini (Io ho detto NO!) storica partner e cantante della Casa discografica Numero Uno, e per cui Lucio Battisti dal 1970 al 1972, scrisse i testi per alcune sue canzoni.

Oltre a loro presenteranno lo stesso Mazzoni, ideatore della saga di Benoit Lazarre ( Il filo rosso e Il Leviatano), Marco Cevolani e le fantastiche avventure di Mattia (Ci pensa Mattia) e Roberto Tira in uno spettacolo tratto dalla sua trilogia di poesie (L'aria che T'ira). In mezzo agli scrittori editi dalla Freccia D'oro, come gradito ospite esterno, leggerà alcuni versi tratti dai propri brani inediti anche Cristiano Mazzoni, cronista amato de Lo Spallino e già conosciuto con gli scritti "Batiguàza" e "Il bar dei giostrai". Il dialogo sarà acrobatico poiché vedrà a confronto proprio il binomio dei due omonimi, presso il cortile del cannone del Museo del Risorgimento.

I luoghi scelti sono particolari: ognuno in qualche modo rappresenterà la sfera in cui gli autori e i loro personaggi gravitano.

Si comincerà dal Teatro Anatomico della Biblioteca Ariostea in cui si avventura il protagonista del thriller di Mazzoni, si passa poi in un atelier di grafica e writing urbano; il negozio Pop up Design farà da sfondo alla narrazoine di Cevolani e del suo Mattia, per poi continuare verso il Korova con la Borsarini ed infine il Capitol Wine Bar, dove il giallo di Gamberini sarà accompagnato da una degustazione narrata di un vino dal colore intonato.

La rassegna estiva si preannuncia sorprendente, sia per gli ospiti, sia per le locations selezionate.

IO NON ODIO, e TU?

Martedì 11 giugno 2019 alle ore 18.00 a Palazzo Giureconsulti (piazza Mercanti, 2 – Milano) Francesca Schianchi giornalista de La Stampa ne parla con Paolo Berizzi giornalista de La Repubblica, autore di NazItalia viaggio in un paese che si è riscoperto fascistaGiuseppe Catozzella, autore di E tu splendi e di Non dirmi che hai paura (vincitore del Premio Strega), Federico Faloppa, linguista dell’Università di Reading (Uk), Pietro Mensi, attivista della Task force hate speech di Amnesty International Italia,Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.     

Porteranno la propria testimonianza: 
Luca Paladini 
Flavia Rizza 
Silvia Semenzin 

Per fermare i discorsi d’odio, c’è chi scrive ogni giorno sui social.  

Dona a save the children

Fammi gli auguri: dona a seve the children

TRENT’ANNI DAL MASSACRO DI TIANANMEN: AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA LO HA RICORDATO A ROMA NEI PRESSI DELL’AMBASCIATA CINESE

Una gigantografia di un carrarmato davanti alla quale attiviste e attivisti di Amnesty International Italia si sono posti in gesto di sfida, ricordando l’iconica immagine dell’uomo che per qualche istante fermò l’avanzata dell’esercito cinese in piazza Tiananmen. 

In questo modo nel pomeriggio del 3 giugno, a Roma, nei pressi dell’Ambasciata della Repubblica popolare cinese l’organizzazione per i diritti umani ha commemorato il trentesimo anniversario del massacro di Pechino del 1989. 

Il 3 e il 4 giugno 1989 a Pechino i soldati aprirono il fuoco contro le manifestazioni pacifiche di piazza Tiananmen e dintorni uccidendo centinaia se non migliaia di persone che chiedevano riforme politiche. 

Anche quest’anno in Cina è proibito ricordare e commemorare i fatti di Tiananmen. Nelle ultime settimane la polizia ha arrestato, posto agli arresti domiciliari o minacciato decine di attivisti, compresi i familiari delle vittime. 

Durante la manifestazione, le attiviste e gli attivisti di Amnesty International hanno ricordato le richieste che l’organizzazione per i diritti umani continua a rivolgere alle autorità di Pechino: 
- riconoscere pubblicamente le violazioni dei diritti umani commesse a Tiananmen nel 1989; 
- avviare un’indagine pubblica e indipendente e chiamare i responsabili delle violazioni dei diritti umani a risponderne di fronte alla giustizia; 
- risarcire le vittime del massacro del 1989 e i loro familiari; 
- porre fine alle minacce e ai procedimenti giudiziari contro coloro che commemorano o parlano pubblicamente delle proteste del 1989 e coloro che, più in generale, esercitano il loro diritto alla libertà di espressione e di manifestazione pacifica. 





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